Vino Rosé: cos’è, come si fa e quali sono le varietà italiane più famose

Il vino Rosé è delicato alla vista, piacevole al palato e sorprendente in ogni stagione. Una categoria enologica che sta trovato alto riscontro, capace di unire la freschezza alla struttura elegante e versatile. Non è un compromesso tra un bianco o un rosso, bensì una tipologia di vino con un’identità precisa. Scopriamo insieme cos’è, come nasce e quali sono le eccellenze italiane da conoscere.

Cos’è il vino Rosé

Il vino Rosé, o rosato, prende il nome dalla particolare tonalità che lo contraddistingue, derivata dalla breve macerazione del mosto con le bucce delle uve a bacca rossa. A differenza dei vini rossi, in cui la macerazione può durare giorni o settimane, nel caso dei rosati il contatto con le bucce è breve, generalmente da poche ore fino a un massimo di due giorni. Un metodo che consente di estrarre una parte dei pigmenti e dei composti aromatici, senza arrivare alla carica tannica tipica dei rossi.

Come si produce e le caratteristiche

La vinificazione in rosato può avvenire seguendo diversi approcci, a partire da uve esclusivamente a bacca rossa, oppure combinando uve rosse e bianche nello stesso processo fermentativo. In entrambi i casi, ciò che distingue un vino rosato da un rosso o un bianco è il tempo e il modo in cui il mosto rimane a contatto con le bucce.

Una tecnica comune è l’estrazione anticipata del mosto fiore, si tratta di un procedimento che prevede la separazione del liquido dalle bucce dopo 12-24 ore dalla pigiatura. 

Le varietà italiane più famose

L’Italia vanta una produzione di rosati di altissima qualità, espressione di terroir diversi e di vitigni autoctoni e internazionali. Tra le etichette più note spiccano alcune che negli ultimi anni si sono affermate oltremodo a livello internazionale.

Tra i rosati del Sud è celebre il Five Roses dei Conti Leone de Castris, prodotto in Puglia a base di Negroamaro. Altresì dal Mezzogiorno arriva il Vetere dell’Azienda Agricola San Salvatore, un rosato di Aglianico coltivato nel Cilento, con note agrumate e floreali, di grande freschezza.

In Toscana, la prestigiosa Marchesi Antinori firma il Scalabrone, prodotto nella Tenuta Guado al Tasso a Bolgheri, un rosé da uve Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah, ricco di struttura e perfettamente equilibrato. Non da meno l’Alillacanta della Tenuta Ceri, una raffinata interpretazione contemporanea del rosato, che punta su fragranza e pulizia espressiva.

E sebbene non sia italiana, vale la pena citare il celebre Whispering Angel di Caves d’Esclans, un’icona provenzale che ha contribuito a ridefinire il concetto di vino rosato nel panorama internazionale.

Come servire il vino Rosé

Il vino rosato si serve fresco e con una temperatura che può variare. Per i rosati giovani e fruttati, la temperatura ideale è tra i 10 e gli 11°C, mentre per i rosati più strutturati e corposi, è consigliabile un servizio leggermente più caldo, tra 12 e 14°C.

Il bicchiere consigliato per un rosé è il tulipano, con coppa ampia alla base e bordo leggermente più stretto. Tale forma consente di esaltare le componenti aromatiche e mantenere più a lungo la temperatura ideale di servizio. 

Abbinamenti e idee

Il vino rosato è incredibilmente versatile a tavola, sia nella versione ferma che in quella frizzante o spumantizzata. Si possono legare perfettamente ai piatti freschi di mare o di verdure, formaggi o primi con ortaggi. 

In estate, un Rosé servito fresco può diventare il compagno ideale per una grigliata leggera o per un aperitivo veloce.

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